Napoli – 29/06/2024
“Uomini forti, destini forti, uomini deboli destini deboli” – c’era una volta un mister che citava Shakespeare. Lo Scudetto del Napoli, la successiva stagione fallimentare azzurra, i meriti di Luciano Spalletti e il vergognoso percorso dell’Italia a Euro 2024 insegnano tanto sul gioco del calcio. II limite più grande che possa avere un allenatore è quello di voler imporre un suo tipo di gioco a qualsiasi squadra abbia per le mani. Quando c’è alchimia tra guida tecnica e calciatori arrivano le grandi vittorie come il terzo tricolore partenopeo. Alla base, però, devono esserci calciatori bravi, come quelli della rosa partenopea 2022/2023. Quando quest’equilibrio non si instaura, anche giocatori validi possono sbandare, rendere al di sotto delle loro possibilità e finire decimi in Serie A dopo averla vinta l’anno prima. La Nazionale non ha talenti sopraffini; non puoi proporle ciò che mostravi a Kim, Lobotka, Kvaratskhelia e Osimhen, che, tra l’altro, allenavi ogni giorno, esercitazione dopo esercitazione con ritmo quotidiano. Al tempo stesso, se Scamacca non è Vieri, non è che Embolo sia Van Basten ma la Svizzera ha una sua identità, un suo gioco e stasera è apparsa fenomenale nonostante di campioni non ne abbia. La verità è che non esiste una formula infallibile da applicare sempre. Per calcolare la circonferenza di un qualsiasi cerchio basterà fare sempre “raggio più raggio per 3,14” ma il pallone lo giocano gli esseri umani e non i numeri matematici! Al tempo stesso anche le filosofie di gioco, se incastonate nella testa di un mister, saranno come paraocchi dei cavalli di una carrozza: il commissario tecnico ha cambiato cinque moduli ma non ha mutato modo di pensare e alla fine i Campioni d’Europa in carica non hanno mai avuto una precisa fisionomia così come i Campioni d’Italia in carica sono naufragati nelle paludi della vergogna senza sapere nemmeno perché. Ad unire le due storie c’è la rabbia del tifoso medio che cerca il colpevole su cui sfogare la sua ira, il capro espiatorio da sacrificare sul monte, il giocatore da insultare senza avere la lucidità di comprendere che, quando si finisce tanto in basso, non è mai responsabilità di uno solo!
Francesco Di Somma





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