Jurassic-Maggio, eroe d’altri tempi

Oggi sono tornato indietro di quasi quarant’anni, durante Udinese-Napoli…sono riandato lontano, con gli occhi della mente, mentre la partita scorreva sotto il mio sguardo sofferente ed il Napoli resisteva, aggrappato con gli unghioni di un leopardo africano, all’albero della cuccagna della vetta, grazie al golletto rocambolesco di Jorginho venuto dopo che il medesimo aveva fatto balzare il cuore in gola alla citta’ tirando il calcio di rigore in bocca a Scuffiet…sono tornato indietro, a quando il calcio era un mondo perduto popolato da figure che ne scrivevano gesta eroiche, un giurassico del football che si e’ adesso estinto lasciando soltanto un ricordo di se narrato intorno ai fuochi da superstiti incanutiti dal tempo…i minuti trascorrevano uno via l’altro e le immagini a colori diventavano sfocati e sbiaditi fotogrammi in bianco e nero, e perfino la televisione si rimpiccioliva,mentre immaginari pulsanti neri o verdi, comparivano sui suoi lati,assieme a manopole che lo ornavano, rendendolo un contenitore di ricordi antichi; sul prato, dove rusticani duelli all’arma bianca ammantavano la sofferenza di un pathos palpabile, ed il tempo scorreva lento dentro la clessidra che portava al minuto novanta, mi e’sembrato ad un dato punto che sulle schiene dei calciatori campeggiasse la numerazione a me cara in quel giurassico del football…in quel giurassico nel quale i terzini, erano solo tali e non appartenenti a catene di fascia, non laterali a sostegno, e nemmeno fluidificanti con ai piedi le ali di mercurio…solo terzini, ed i loro numeri, quelli che li identificavano come tali, erano il due ed il tre… solo talvolta il 13 o il 14, ma questo spesso, molto spesso, dopo che la partita si era lasciata il primo tempo alle spalle..,.quel romantico tempo nel quale il terzino faceva il suo mestiere, anche sporco e cattivo, difendendo con i denti cio’che i suoi compagni dell’attacco avevano costruito, mettendone al servizio stinchi, gambe, piedi, testa, polmoni, cuore…e corsa, coraggio, dedizione, spirito di sacrificio…mi e’parso che il numero 11 in azzurro, Christian Maggio, appunto, terzino di un tempo che fu, balzato fuori da quel giurassico e catapultato in un mondo di astronavi e robot del calcio, si fosse come per incanto, grazie alla suggestiva potenza di un match nel quale il Napoli, era tradito per una volta dalla onnipotenza dei suoi fuoriclasse, capaci di trasformare una partita di calcio in uno spettacolo pirotecnico, mutato in uno di quei terzini che calcavano i prati di un gioco meraviglioso e stupefacente sebbene non cadenzato dalle meraviglie delle modernita’del nuovo secolo….era dovunque ed in ogni luogo, con i suoi piedi che non sanno disegnare traiettorie magiche ma che sanno pestare forte il terreno per rincorrere l’avversario nonostante la sua non piu’ verde eta’, con la sua mascella da legionario romano che mostrava il suo profilo ad ogni inquadratura e con il suo coraggio e la sua abnegazione…oggi e’stato il migliore dei suoi, il migliore in campo…se il Napoli e’ancora lassu’, oggi, sui rostri del torneo a guardare le inseguitrici dall’alto, lo deve anche a lui, lui capace di restare in disparte, lui spesso dileggiato e svilito da commenti che ne penalizzano le doti, lui umile, silenzioso gregario capace di guidare lungo i sentieri di una partita complessa e durissima i suoi compagni per un pomeriggio stanchi e smarriti, lui che, che per un pomeriggio, mi ha riportato indietro nel tempo, emozionandomi oggi, come mi emozionavo allora….

Articolo di Stefano Iaconis

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