A Napoli un sediolino, a Londra un nuovo stadio gioiello, il clamoroso ritardo italiano

La differenza tra Premier League e Serie A diventa sempre più evidente.
Ormai è clamoroso il ritardo dell’Italia rispetto all’Inghilterra.
Risultano emblematici due eventi, quasi simultanei, verificatisi nella giornata di ieri per capire come mai il campionato inglese risulti sempre più interessante, ricco e seguito mentre quello italiano perda costantemente prestigio.
Ieri sera a Londra, in occasione di Tottenham-Manchester City, sfida di Champions League, veniva inaugurato il Tottenham Hotspur Stadium, la nuova casa della squadra di Mauricio Pochettino.

Si tratta di un impianto straordinario.
Lo storico White Hart Lane è stato seppellito dalle macerie del vecchio stadio con dei lavori costati 850 milioni di sterline, ossia oltre un miliardo di euro.
La fantastica struttura, con 62.062 spettatori di capienza è la seconda del’isola dietro solo all’Old Trafford del Manchester United.
Per realizzare questo stadio ci sono voluti due anni di lavori ma ora i londinesi hanno una struttura che potrà ospitare anche gare di football americano e incontri di boxe.
C’è un manto erboso mobile e sotto al prato si trova una struttura in sintetico.
Per rimuovere il fondo in erba ci sono dei motori che percorrono un sistema di binari che consente di spostare il prato in un magazzino.
Inoltre c’è una birreria che produce all’istante e, grazie ad una sofisticata tecnologia, si possono riempire diecimila pinte di birra al minuto.
Non mancano, ovviamente, adeguati servizi igienici, 471 bagni e 773 orinatoi.
I due maxischermi dello stadio sono, poi, i più grandi dell’Europa occidentale.
Insomma il ricchissimo imprenditore Joe Lewis, proprietario del club tramite l’ENIC Group, ha fatto proprio le cose in grande.
Parallelamente, a Napoli, ieri pomeriggio veniva sistemato il primo sediolino azzurro dando inizio ai lavori di sostituzione dei vecchi sedili rossi, logori e scoloriti, che furono piazzati allo stadio San Paolo in occasione di Italia ’90.
La sorte, quasi beffarda, ha voluto che questi due eventi accadessero lo stesso giorno, quasi a sottolineare l’abisso che intercorre tra le due realtà.

A risollevare l’impianto di Fuorigrotta è giunto l’evento delle Universiadi che sta consentendo al Comune di Napoli, proprietario dell’impianto, di effettuare delle ristrutturazioni.
I lavori dovranno essere ultimati entro il 29 giugno, data entro la quale cinquantacinquemila sediolini  dovranno essere sostituiti.
Nei mesi scorsi sono stati già realizzati i nuovi impianti audio e di illuminazione.
Stanno per essere, poi, ultimati i lavori di ristrutturazione dei bagni esistenti ed è in corso la gara per la realizzazione dei nuovi servizi igienici. E’ partito anche il montaggio della nuova pista di atletica.
Non sarà certo la svolta ma almeno tutto ciò ridarà dignità allo stadio che fu teatro delle gesta degli azzurri che vinsero gli scudetti, in attesa che, anche in Italia, si diffonda l’idea che una società di calcio, nel terzo millennio, non possa prescindere da uno stadio di proprietà.

Francesco Di Somma

 

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