Shakira è pronta a cantare l’inno ufficiale, ‘Dai dai’, insieme all’artista nigeriano Burna Boy. Iniziano oggi i Mondiali di calcio 2026. La cerimonia inaugurale partirà alle 11:30, ora locale di Città del Messico, ovvero alle 19:30 in Italia. Lo spettacolo durerà circa novanta minuti e precederà la partita inaugurale tra Messico e Sudafrica, in programma alle 21:00 italiane. Manca, dunque, pochissimo al fischio d’inizio di una edizione da record, la più imponente della storia della Coppa del Mondo. Per la prima volta il torneo sarà ospitato da tre Paesi insieme, Stati Uniti, Canada e Messico, coinvolgendo ben 48 nazionali per un totale di 104 partite. Per la terza volta consecutiva la Nazionale italiana sarà clamorosamente assente. Lo stadio Azteca è un luogo emblematico. Pelé vi conquistò il suo terzo titolo mondiale nel 1970, Diego Armando Maradona vi firmò il capolavoro del 1986 con la famosa ‘Mano de Dios’ e il gol del secolo contro l’Inghilterra. Per gli italiani resta invece il teatro della leggendaria semifinale Italia-Germania Ovest terminata 4-3, passata alla storia come la “Partita del Secolo”. Dopo un importante intervento di ammodernamento, l’impianto si presenterà al mondo come il cuore simbolico della manifestazione. Tuttavia le premesse dell’atteso evento non sono le migliori e lo spirito di pace, comunione tra i popoli e festa di colori, che dovrebbero caratterizzare un mondiale, sembrano essere calpestate dalla politica estera aggressiva del presidente Donald Trump che ha generato venti di guerra che già minano alla serenità della competizione. All’Iran, la cui partecipazione è stata in dubbio fino alla fine, è stata annullata la quota di biglietti per i sostenitori; tredici delegati sono stati trovati senza visto, costringendo la squadra a fermarsi in Messico. Accedere negi Stati Uniti è risultato faticoso per chiunque con perquisizioni ai limiti del tollerabile. Anche De Bruyne è stato passato al metal detector. Un attaccante iracheno è stato trattenuto sette ore a Chicago e i giocatori del Senegal sono stati perquisiti all’arrivo. L’episodio più assurdo e triste è, però, quello dell’arbitro somalo respinto. In patria un centinaio di persone ha accolto all’aeroporto di Mogadiscio, in un clima di festa, il rientro in Somalia di Omar Artan, rigettato via alla frontiera statunitense dopo un interrogatorio di undici ore. Era stato designato dalla Federcalcio africana per partecipare ai mondiali e sarebbe stato il primo arbitro somalo a riuscirci ma il sogno si è infranto davanti ad un muro di paura e sospetto.

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